Faqs

Se vedi qualcuno che improvvisamente perde coscienza, non risponde se chiamata e scossa e non respira o non lo fa normalmente (fa solo dei movimenti della bocca e del capo senza muovere regolarmente il torace ed emettendo dei rumori simili a un rantolo) è molto probabile che sia in arresto cardiaco. In questo caso chiama subito il 112/118 e inizia le compressioni toraciche mettendo le mani sovrapposte al centro del torace, cercando di farne due al secondo e lasciando che il torace torni alla posizione di partenza, fino all’arrivo dell’ambulanza/soccorso avanzato. Si tratta di azioni semplici ma che possono contribuire a salvare una vita.
Bisogna cercare di salvare più vite. Le percentuali di sopravvivenza nei pazienti vittime di arresto cardiaco extra-ospedaliero in Italia e in Europa sono molto basse. Meno del 10 per cento delle vittime di arresto cardiaco sopravvive alla dimissione dall'ospedale. Per sperare di salvare più vittime di arresto cardiaco, dobbiamo aumentare la possibilità che le persone che testimoniano l’evento inizino la rianimazione cardiopolmonare (RCP). Se tutti i testimoni di arresto cardiaco avessero imparato a fare le ventilazioni e le compressioni toraciche potremmo garantire alle vittime il miglior trattamento possibile. Ma siamo ancora lontani dall’obiettivo di formare capillarmente tutta la popolazione. Pertanto è necessario incoraggiare chi soccorre una vittima di arresto cardiaco ad eseguire almeno le manovre più efficaci, più semplici e quelle meno sgradevoli da fare, cioè le compressioni toraciche. Almeno nei primi minuti successivi all’arresto cardiaco, anche le sole compressioni toraciche si sono dimostrate efficaci nel migliorare la sopravvivenza. Pertanto, se un testimone di arresto cardiaco non ha una formazione adeguata oppure è incerto su come eseguire sia le compressioni toraciche che le ventilazioni o ritiene queste ultime sgradevoli da eseguire, può eseguire le sole compressioni perché anche solo con queste può aumentare la possibilità di sopravvivenza della vittima. Se invece il testimone dell’arresto cardiaco è stato formato ed è in grado di eseguire sia le compressioni toraciche che le ventilazioni, si raccomanda di eseguire entrambe le manovre alternandole con un rapporto tra compressioni e ventilazioni di 30 a 2.
Sono diverse le organizzazioni che offrono la possibilità di apprendere le competenze necessarie per salvare una vita attraverso un corso chiamato BLSD (supporto vitale di base). In questo corso si apprendono le valutazioni e le manovre necessarie a riconoscere l’arresto cardiaco, allertare il 112/118, eseguire compressioni e ventilazioni e utilizzare il defibrillatore automatico esterno (DAE) in sicurezza. Bisogna però considerare che dopo meno di un anno si tende a dimenticare ciò che si appreso se non ci si esercita regolarmente. Pertanto, se sono passati molti mesi dal corso, ci si può sentire comunque inadeguati ad eseguire le ventilazioni di soccorso e, in questo caso, si può ricorrere comunque alle sole compressioni. L’operatore del 118 che risponde alla chiamata di allarme è in grado di dare consigli su come valutare la vittima e come eseguire le compressioni toraciche. Pertanto si raccomanda di non riattaccare e di seguire i suggerimenti e le istruzioni dell’operatore utilizzando il telefono in viva voce o con gli auricolari.
E’ stato dimostrato che le compressioni toraciche vengono spesso effettuate a velocità e profondità errate. “Profonde” significa spingere sul torace per una profondità di 5-6 cm (un terzo dello spessore del torace); per “veloci” si intende una frequenza di esecuzione di 100-120 compressioni al minuto (più o meno lo stessa ritmo di “Stayin' Alive” dei Bee Gees).
No. Un arresto cardiaco è diverso da un attacco di cuore/infarto del miocardio. Un arresto cardiaco è quando il cuore, per varie cause, smette di pompare il sangue a tutto il corpo. In questo caso la vittima perde coscienza, non risponde e non respira normalmente. In questo caso, il pronto riconoscimento, la chiamata al 112/118, la RCP immediata (compressioni e ventilazioni) e la defibrillazione sono fondamentali per aumentare le possibilità di sopravvivenza. Per infarto miocardico (comunemente descritto come attacco di cuore) si intende a sofferenza e il ridotto funzionamento di una parte del muscolo cardiaco causate dall’ostruzione di una o più arterie che lo irrorano con sangue e ossigeno. A causa di una malattia nota come arteriosclerosi che forma delle placche all’interno delle arterie, il flusso all’interno delle arterie del cuore, chiamate coronarie, si riduce progressivamente, potendo interrompersi improvvisamente se la placca si rompe e produce un coagulo. Di conseguenza, un’area più o meno vasta del cuore non riesce più a contrarsi perché priva di ossigeno ed inizia a morire. Se l’infarto è molto vasto o innesca un’aritmia caotica, può condurre all'arresto cardiaco. Infatti, l'infarto miocardico è la causa principale dell’arresto cardiaco nelle persone adulte. Prima che questo accada, chi ne soffre presenterà dolore al torace, pallore, sudorazione, malessere. Anche in questo caso è necessario allertare il prima possibile il 112/118. In conclusione, l’infarto può essere una causa di arresto cardiaco ma non tutti gli arresti cardiaci sono causati da un infarto.
Al momento, meno del 10 per cento delle persone vittima di un arresto cardiaco sopravvive fino alla dimissione dall’ospedale. Se però la RCP viene iniziata subito da un testimone, le possibilità di sopravvivenza raddoppiano o triplicano. Anche la RCP con le sole compressioni può aumentare il numero di vite umane salvate perché permette anche a chi non è esperto di iniziare le manovre rianimatorie essenziali.
Se non sai come eseguire le ventilazioni di soccorso è comunque importante fare la RCP con le sole compressioni toraciche piuttosto che non fare nulla. Le coste dei bambini sono molto elastiche ed è quindi molto improbabile causare danni. Nei lattanti al di sotto di un anno bisogna comprimere il torace con due dita sulla metà inferiore dello sterno. Nei bambini più grandi invece si possono utilizzare una o due mani, cercando di comprimere il torace per un terzo della sua profondità. Se hai imparato a fare le ventilazioni di soccorso, allora è importante che tu le faccia nei bambini in arresto cardiaco perché spesso il loro cuore si è fermato proprio a causa della mancanza di ossigeno (asfissia). Se puoi, effettua cinque ventilazioni di soccorso prima di iniziare le compressioni toraciche, e poi continua alternando 30 compressioni toraciche e 2 ventilazioni.
I soccorritori devono continuare la RCP fino all’arrivo degli operatori sanitari, oppure fino a quando la vittima comincia a tossire, muoversi o respirare (in questo caso va ricontrollato se il respiro è di nuovo normale e costante) oppure fino a quando non si è completamente esausti. Nel caso fossero presenti più soccorritori, si accomanda di darsi il cambio almeno ogni due minuti, per non affaticarsi e mantenere una buona qualità delle compressioni toraciche (forza e velocità).
La RCP con le sole compressioni ha la sua massima efficacia se l’ambulanza arriva entro pochi minuti. Tuttavia, anche nel caso in cui il soccorso impieghi di più ad arrivare, le sole compressioni sono comunque meglio che non fare nulla. Quindi si raccomanda di continuare le compressioni fino all’arrivo dell’ambulanza.
I soccorritori dovrebbero ascoltare sempre i suggerimenti degli operatori del 112/118, continuando la conversazione in viva voce o con gli auricolari. Se si comunica all’operatore di essere in grado di eseguire anche le ventilazioni, l’operatore suggerirà di eseguire sia le compressioni che le ventilazioni (30 a 2), altrimenti fornirà le istruzioni per eseguire le sole compressioni.
No. Il soccorritore non deve mettere a rischio la sua sicurezza nel tentativo di eseguire la RCP, indipendentemente se sia addestrato o meno. In questo caso, bisogna chiamare il 112/118 ed aspettare l’arrivo degli aiuti.
Un defibrillatore automatico esterno (DAE) è un apparecchio in grado di riconoscere se l’arresto cardiaco è causato da un particolare tipo di aritmia chiamato fibrillazione ventricolare e permettere di erogare uno shock elettrico che interrompa questa aritmia. In questo tipo di arresto cardiaco, per ogni minuto che trascorre senza l’erogazione dello shock, la probabilità di sopravvivenza si riduce del 10%. Se la defibrillazione viene eseguita entro i primi 5 minuti di arresto cardiaco si ha la migliore probabilità di sopravvivenza.
Le compressioni toraciche possono causare fratture costali o sternali sia che vengano eseguite da un esperto che da un soccorritore occasionale. Tuttavia, sono l’unico strumento sempre disponibile che può contribuire a salvare la vita in caso di arresto cardiaco e questo giustifica la possibilità d provocare delle fratture. Le compressioni toraciche vanno eseguite ad una frequenza di 100-120 al minuto e con profondità di 5-6 cm.
Mai nessuno è stato condannato per avere eseguito una RCP. In caso di arresto cardiaco, lo stato di necessità previsto dal Codice Penale giustifica i tentativi di rianimazione e protegge il soccorritore da denunce e condanne. Chiamando il 112/118 si viene ulteriormente giustificati e sostenuti perché si possono seguire le istruzioni date dall’operatore.
Come definito dal documento “Kids Save Lives”, a partire dall’età di 12 anni i ragazzi potrebbero avere le competenze psicomotorie e la struttura fisica sufficiente (peso corporeo di circa 40 kg) per eseguire compressioni efficaci.
La rimozione dei vestiti nella parte superiore del torace aiuta ad individuare meglio la metà inferiore dello sterno che è il punto dove poggiare le mani. Tuttavia i soccorritori possono eseguire le compressioni toraciche anche sopra i vestiti se non sono ingombranti e il contesto lo renda più opportuno.